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2月28日 "C'è una strada che va dagli occhi al cuore senza passare per l'intelletto." (Gilbert Keith Chesterton )L’aviatore confuso.
Ho incontrato un aviatore
Mi narrò di un viaggio in aeroplano che lo portò in un paese assai lontano: si trattava di un’isola deserta per lui dell’amore la dimora certa. Scrutando tra le dune e le tempeste vide un’oasi dall’acqua gravida e celeste. Di un popolo l’oasi era padrona, gente sincera e d’indole buona, non c’era discordia tra loro nessuna restavan amici nella buona e nella triste fortuna. Così l’amore era sempre regnante e la passione nel cuore rimaneva costante. Famosa nel mondo era questa civiltà perchè di intelletto e di scienza ognuno aveva gran facoltà, uomini sapienti e d’arte satolli prendevan coscienza fin da rampolli e sapevan citare con grande riguardo poeti e scienziati insieme più di un miliardo. Così sapienti e tanto eruditi ad ogni frase eran applauditi ed ogni concetto che avevano in mente era espresso con la parola meglio addicente. Ma ciò che più colpì il pilota provetto fu l’udire da un innamorato del suo amore il sonetto. Di cose belle un viaggiatore ne vede e ne ascolta, ma tra quelle rime la dea dell’amore v’era raccolta e non c’è nulla di più incantato del sentir di quella dea lo spirito decantato. Mi giurò che non esistevano parole più giuste che descrivesser l’amore, di quelle esposte e ad ogni periodo gli tremavan le mani perché quelle frasi sapevan volar più su degli aeroplani. Quel fanciullo parlava dell’amore provato come l’amore stesso ne avrebbe parlato, sapeva spiegar con lemmi perfetti il sentimento più pregiato e i suoi effetti tanto che chiunque lo avesse udito pur di sentir si sarebbe ammutolito ed ad ascoltar l’amore in parole avrebbe sostato anche chi ha perso e cerca la prole. Recitava e diceva le cose più belle che anche alle rocce gli si stirava la pelle e chiunque da quel canto fosse stato divorato di quel uomo, in un attimo, si sarebbe innamorato. L’aviatore capì che l’amore più bello è l’amore che al cuore accompagna un cervello, diceva che l’uomo più dotto ed eloquente sapeva senz’altro amar più d’un delinquente, poiché il sentimento più puro e gradito è quello d’intelletto meglio imbandito.
A quel punto fermai la narrazione poiché non capivo dell’amore l’interpretazione. Sapevo di certo che la passione più forte non sempre è dell’amore fidata consorte, e che i sentimenti profondi son ad ogni ora accompagnati da pensieri fecondi, ma non questo intendeva l’alato visitatore che vedeva l’amore come espressione di una cultura maggiore. Gli dissi che qualsiasi sonetto risultava bello anche se scritto in dialetto poiché non son le parole che danno calore, bensì è l’ardore che rende belle le parole. Le più sublimi rime e figure risultano brulle se dell’amor non sono sicure, e il poeta o cantautore che non ha l’affetto nel cuore scrivendo d’amore trasmette languore. L’amor non si misura dalla propria sapienza e la sua intensità non dipende dalla propria conoscenza, tant’è che se si guarda negli occhi lo stolto innamorato si vedon le rime che il poeta non ha recitato. Anche parole d’aspetto brutale posson scatenar nel cuore un carnevale poiché se dell’amor sono stendardo vedono il cuore come traguardo, e anche se il suon loro rimane vigliacco nel cuor, loro, trovan attracco. E poi, perbacco, il vero amor non è come un teatrino, lo si mostra soltanto a chi si vuole agganciare il destino. Non son necessarie bandiere e festoni, ma solo qualcosa che d’amor suoni, e una sola persona quel suon deve sentire colei per la quale potresti morire.
Il pilota sbigottito mi guardò indispettito e capendo perché avessi tradito l’ascolto a cui avevo adempito non restò ammutolito e vedendomi azzittito decise di darmi il benservito raccontandomi, impettito di un altro viaggio dall’amore imbellito.
Narra di paesi da visitare e di usanze magiche da imitare di riti e strani avvenimenti che portano in grembo profondi sentimenti. Parlava con tono sognante di un popolo sul mare regnante, una civiltà da lui conosciuta in una traversata sul mare che aveva compiuta: “Tra la spuma di mille onde un giorno vidi un veliero dalle alte sponde: era più grande di qualsiasi castello e spiegava vele più vaste di qualsiasi vascello. Non era una nave qualunque, al suo bordo nascevan monti e sgorgavan acque, ed il suo paesaggio non era del tutto selvaggio tanto che scesi e tentai un atterraggio. Era evidente che un tale prodigio di una poderosa civiltà era vestigio, così, una volta atterrato, mi misi a cercare un percorso sterrato. Non dovetti camminare molto che scorsi del fumo salire disinvolto, e seguendo quel segnale, come fosse una cometa, raggiunsi, in preda a meraviglia, la mia meta. Vidi genti con modeste abitazioni, ma abilissimi nel fare imbarcazioni, infatti tutto il cibo e i tesori di grandi dimensioni erano da quella tribù pescate con gli arpioni, il mare era la fonte del loro benessere e intorno a lui le loro vite continuavano a tessere. Ogni giorno per il loro fabbisogno trovavan nel mare tutto ciò di cui avevan bisogno e dei doni delle acque più pregiati ne facevan omaggio all’amore che li aveva ammaliati. Infatti usanza tenera e amorevole consisteva nel render a loro favorevole l’amata di cui ci si era innamorati all’unione che li rendeva sposati con doni magnifici che venivan dal mare che la dama tra le dame poteva ostentare. Così i giovani che dall’amor erano presi nuotavan fino a che al fondale non eran discesi e tra alghe e scogli appuntiti cercavan il tesoro che li avrebbe resi mariti. Il ragazzo che avesse trovato il dono più bello avrebbe messo alla ragazza nel dito l’anello e tra i tesori che quelli ritengon più importanti vi sono senz’altro le perle dai colori sgargianti. Dalla forma perfetta e con un cuore assai denso le perle dal nulla creano assenso e non c’è omaggio più bello da far ad una fanciulla che regalale una perla e dirle che è come lei bella.” L’anima al diavolo venderebbe l’aviatore per potersi tenere tutto quel candore stretto in mano e pronto a donare alla più bella ragazza da amare. Seconda parte
L’aviatore scioccato mi guarda come incantato, e sconcertato,tutto d’un fiato, ripensa a quel che ha visitato negli anni in cui ha viaggiato, e ricordato un paese in cui è stato, inizia a descrivermi ciò che ha guardato:
“Volando con il mio aeroplano vidi dall’alto un paesaggio assai strano, sicuro che non fosse un miraggio scesi con coraggio in quel che sembrava dell’amore il villaggio. Arrivato al centro del paese mi ritrovai alle prese con quella che sembrava una riunione e notai con eccitazione che tutti gli abitanti della città avevano l’aspetto di chi della bellezza conosce l’eternità. Ogni volto che, sia maschile o femminile, portava i lineamenti di uno sguardo giovanile, ogni gesto e ogni espressione erano della sensualità dimostrazione e ogni azione suscitava l’emozione della seduzione, oltre l’immaginazione. Rimasi oltremodo abbagliato quando capii il motivo dell’incontro che avevano convocato: tutti i paesani, della bellezza sovrani, prendendosi le mani iniziavano a danzare con movimenti strani fino a quando la notte nera sovrastava la sera e la fiamma fiera aveva consumato la cera. A quel punto ogni abitante diveniva del compagno l’amante e poiché tutti incarnavano la bellezza del diamante l’amore, se pur casuale, diveniva affascinante. In un istante tremante capì che l’amore, lì regnante era dal mio cuore distante e che ogni abitante diveniva per me insegnante.”
A questo punto interruppi l’aviatore e con tono, forse accusatore, lo rimproverai con fervore in parole di questo colore: “Caro aviatore, è vero, il tuo cuore non sente il calore del sentimento che chiamano amore perché non hai capito quale sia il sapore di quel timore né l’odore di quello splendore che danno alla vita valore. La bellezza non è dell’amor prerogativa, e la passione della carne non è della medesima emozione significativa, al contrario è la magia di questo sentimento che provoca nell’uomo un cambiamento, e rende bello agli occhi dell’amante, dell’amata ogni imperfezione per altri ripugnante, e l’atto dell’amore non è di questo sentimento promotore bensì completamento dell’unione che lega le persone nel battito del cuore.”
Mi guarda confuso il pilota e temendo di sembrare un’idiota pensa ad una tradizione a me ignota, conosciuta da lui in una civiltà remota e così come se fossi di lui il copilota verso un altro racconto prendemmo quota:
“Ho conosciuto”, disse l’aviatore, “un popolo strano dall’immane vigore, viveva tra i monti, dalle cime innevate, dove tutte le cose dal freddo venivan congelate e qualsiasi ruscello o trasparente stagno non si scopriva dal ghiaccio nemmeno in giugno. Questa popolazione dai principi saldi traeva la sua ricchezza dalle miniere di smeraldi che perforavano sinuose i possenti monti fino alle profondità brillanti come sul mare i tramonti. Le preziose gemme, verde bagnato, dal candor da tutti desiderato, eran però una benedizione e una croce poiché oggetto di un’invidia feroce. Tutti i paesi a loro vicini vedevan quelle pietre come deliziosi bocconcini e senza scrupoli e timori facevan di tutto per divenir degli smeraldi possessori. Così il villaggio montanaro era vittima del malanno del denaro, e la ricchezza che offrivan le miniere tramutavan le amicizie in gentilezze menzognere. Non ci fu giorno che passai in quella terra senza veder la malattia della guerra, anche il luccicore delle pietre divenne langue poiché ogni notte la neve era sporca di sangue. Quelle povere persone dormivan con il fucile di precisione tanto era il loro terrore di svegliarsi senza pressione nel cuore. In quel villaggio circondato dal candore ogni cosa era sporca di dolore e non c’era uomo o ragazzino che non avesse provato il peccato di Caino. Non c’era traccia di felicità alcuna sembrava quel posto abbandonato dalla fortuna, così per ogni accenno ad una carezza ad ogni minimo spiraglio di gentilezza quella gente si illuminava di commozione e brillava come gli smeraldi liberi dalla corruzione. Erano così estranei all’affetto che appena ne carpivano un po’cambiavan d’aspetto. I loro volti si distendevano e del peso della guerra si alleggerivano. Tanto era raro l’amore in mezzo alle lupare che quando affiorava non se lo lasciavano scappare e se pur non fosse del tutto completo per loro era un evento più che mai lieto. Capitava, infatti, tra quelle montagne che quando l’amor non eran menzogne e il giovane non potea più sopportar le voglie prendesse la giovane sua per moglie, e anche se s’eran incontrati da poco pur di imprigionar l’amore in quel loco i due si sposavano senza premure sperando che tra loro le cose divenisser mature. Non v’era nessuno stupore che una ragazza dal bianco candore andasse in moglie ad un vecchio barbone voglioso ancora di suonare il trombone. Bastava che il vecchio mostrasse il suo affetto, perché la ragazza riscaldasse il suo letto. Così l’amor era sempre lodato e non v’eran ostacoli per un uomo innamorato. Ognuno poteva contar sull’amore ed avere qualcuno che gli alleviasse il dolore. Perciò, tra i monti, in quelle terre scosse e tremanti per le molti guerre avevan da amar sia i belli che i brutti, e l’amore consolava gli strazianti lutti. Capì tra quella gente che l’amore non è un coefficiente non è il risultato di un’addizione, ma frutto di un’applicazione. Non serve essere innamorati per crearlo basta stare assieme e ricercarlo, non è dalla somma di due cuori che scaturisce, ma è dalla volontà di due persone che fiorisce. Scoprii che si può goder dell’amore anche con chi non ce l’ha nel cuore poiché chi non lo conosce lo imparerà così chi lo cerca lo troverà.”
Aggrottando le sopracciglia gli dico che questo all’amor non rassomiglia, non all’amore che andavo io cercando così per capirci gli domando:
“ma l’amore non dev’essere spontaneo? E’ possibile innamorarsi di un estraneo?”
Lui mi guarda per un istante e disse che la risposta era lampante, come se raccontandomi di quella popolazione me ne avesse già dato dimostrazione. Allora gli dissi con fermezza che dell’amor non era all’altezza.
“E vero, l’amore non è un coefficiente, ma è il volersi bene reciprocamente, non è un’espressione matematica non segue una legge schematica, ma è l’espressione dei sentimenti imprevedibile come una piuma abbandonata ai venti, non si può controllare né tanto meno comperare poiché è futile e tanto concreta che a volte distrugge, a volte completa. Come la fenice non si può imprigionare perché in una gabbia non riesce a bruciare così non si può comperare l’amore poiché non esiste finché non si dona il cuore. Essere innamorati è come stare su un dondolo, bisogna amarsi entrambi e con lo stesso angolo poiché se il peso è maggiore solo da un lato l’equilibrio si spacca e l’amore viene lacerato. È amore solo quando in due si ama quando il cavaliere ama ed è amato dalla dama, e a volte non basta neanche amarsi vicendevolmente, è necessario da entrambe le parti amarsi intensamente poiché se l’amata sentirà l’amor mancare se pur ne ha tanto non lo riuscirà a dare e il sentimento finirà con l’affievolirsi a meno che l’amor non fluirà da entrambi i versi con la stessa potenza e lo stesso flusso sorreggendo l’amore forte ed indiscusso. È vero ormai l’amore è raro e non curato, è molto che non vedo un uomo innamorato, forse si è dimenticato che la vita non può essere che dall’amore abbellita ogni emozione ed ogni sentimento chiedono dell’amore il coinvolgimento poiché non ha senso provare sensazioni se non si ha nessuno che guardi le nostre reazioni. Ma se pur l’amore è divenuto prezioso non si può creare in modo artificioso proprio perché non essendo un’espressione non si conoscono i fattori che ne permettono l’esplosione. L’amore è una magia dalle origini sconosciute che chiacchera con voci spesso taciute, è in grado di render le ali a chi lo possiede e seppellire vivo chi non lo trova quando lo chiede. È più vasto di qualsiasi cosmo quando è vissuto con entusiasmo, ma più castigante di qualsiasi prigione se vincolato da una costrizione. Perciò indurre all’amore chi non lo prova è come eleggere papa Giovanni Casanova: dalla forzatura l’amore non nascerà, ma un sentimento contrario ad esso fiorirà. L’amore non ha semi ma è capace di dare fiori supremi, non si coltiva e per quanto lo annaffi sarà come dar l’acqua per far crescere i baffi, ma come i fiori san nascere ovunque l’amore sa crescere sulle rocce più ardue e mandare radici così profonde che in un uomo da subito la gioia diffonde. È la cosa più bella che si possa sentire ma dalla beltà può anche non scaturire poiché non tutto il bello ne è all’altezza, mentre dove c’è l’amore c’è anche bellezza. Non c’è cosa che lo possa eguagliare e non c’è oggetto che a lui si possa paragonare, non servono bei doni per esprimer l’amore poiché i sentimenti sono il dono maggiore. È un sortilegio che va oltre la mente e si esprime con parole che suonan di niente poiché non c’è voce che sappia cantare quel che in una parola si dice “amare”.
L’aviatore ascoltò confuso il mio pensier che lo rese muto e capì, per quanto era cocciuto, che l’amor lui non l’aveva conosciuto poiché l’aveva inseguito nei viaggi che aveva compiuto senza saper che sempre vicino l’aveva avuto, che al suo cuor era sempre appartenuto mentre lui lo cercava in un paesaggio sconosciuto. Così mi guardò e mi ringraziò per l’aiuto dicendo che solo un viaggio non aveva compiuto quello dove l’amor aveva sempre battuto e mettendo gli occhiali sopra il naso baffuto montò sull’aereo e si congedò con un saluto.
L’aviatore compì un altro viaggio: all’interno del suo cuore. Poiché l’amore non lo si impara guardando gli altri, ma scoprendo se stessi.
_____________________________________________________Andrea Papi.
Amor non si compra, ne’ si vende, ma in premio d’amor, amor si rende. (Proverbio Italiano) Prova a ragionr sull'amore e perderai la ragione. (Proverbio Francese) |
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