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日志


11月5日

Una fiaba per voi

 
 

Per una lucciola: lepre.

 

Esistevan, prima che la polvere desso fuoco ai fucili, esseri che dell’uomo non sapevan timore. Di questi curiosa è la storia di un piccolo animale che per amore subì una metamorfosi mutandosi da quel che era in quella che oggi sappiamo come: “ la lepre”.

 

Un tempo padron del sottobosco era quest’animale ozioso, poco dissimile da un coniglio, goloso di erbe e verdure, dal coraggio sedentario e con la nobile pelliccia di un essere pacato. Era solito, quest’animal, nascere dove sarebbe  morto, e viver di una vita così tranquilla che la calma in persona sarebbe finita con l’annoiarsi. Si sa però che di mille stelle uguali una piace più delle altre e così tra le miriadi di questi animaletti di tempera tutti gemelli ne nacque uno che confermò la regola con la sua diversità. Data la natura tutt’altro che nomade di questi animali, essi son soliti figliare con fratelli della stessa cucciolata. Questa storia, però, narra di un’ eccezione: un cucciolo che si innamorò di un’altra specie da lui molto distinta............

 

..........La calda notte d’estate aveva appena spento la luce al tiepido giorno primaverile, le tenebre si iniziavano ad animare con ignoti rumori insonni e iniziavano a comparire tra le sagome degli alberi le prime lucciole che, simili a luminosi messaggi telegrafici, chiacchieravano col le ombre lunari. Pulsando tra gli arbusti una di queste lucciole capitò a curiosare nei pressi di una cucciolata di questi animali progenitori delle balzanti lepri. Qui uno dei piccoli, stranamente ancora sveglio, mormorava con il muso all’insù alle stelle chiedendosi che tipo di animale potesse avere il coraggio di esser così bello. Dico stranamente poiché consuetudine di queste bestie era il mangiare e il dormire e null’altro, e niente per loro era più amabile del farlo. D’un tratto il piccolo cucciolo vide spuntare dal buio la lucciola e non avendone mai conosciuta una prima, s’ingannò che fosse uno di quegli animali che brillano in cielo la notte, sceso nel bosco per chissà quale ragione, forse per compiacerlo con la sua bellezza. Innamoratosi di quella luce la piccola pre-lepre la inseguì e la corteggiò tutta la notte; danzarono assieme e recitaron poesie e canzoni amorose cucendo assieme luce e versi; goderon d’un amore così intenso quanto breve poiché alle prime luci dell’alba la minuscola lucciola svanì nel cielo come fosse tornata far compagnia alla luna. Il tenero cucciolo non si fece più ingannare dalle futili lucciole, belle quanto incostanti, ma conservò gelosamente il proprio amore, unico e puro. Non abbandonò mai, in cuor suo, la speranza che quella lucciola non fosse stata un insetto, ma una vera stella innamorata di lui, e così la lepre sostituì il giorno alla notte, e vivendo di notte, ad ogni passo che faceva alzava il muso al cielo in cerca del suo amore e tendeva le orecchie alle stelle desiderosa di sentire le poesie d’amore che gli avevano rapito il cuore, ogni notte rizzava tanto le sue orecchie che alla fine, tramonto dopo tramonto, le si allungarono; e allo stesso modo desiderosa di riunirsi al suo unico amore, tentava disperatamente di raggiungere il cielo saltando più che potesse verso le stelle, e salto dopo salto, le sue zampe divennero forti e veloci, ma non riuscì mai a raggiungere la stella.

Così nacque la lepre dalle lunghe orecchie e dal passo veloce, capace di sfuggire ai cacciatori, a dispetto dei suoi fratelli che si estinsero poiché facili perde per la oro pigrizia.

 

Ed è così che grazie all’amore siamo capaci di cambiare, di mutarci perfino, e di salvarci così dai cacciatori. La bellezza che ci mette negli occhi questo sentimento, padrone di tutte le sensazioni, per il quale ogni cosa ci sembra giusta e perfetta così com’è, è tale da non dimenticarla più e desiderarla sempre, da renderci timorosi di perderla quando la si ha e speranzosi di ritrovarla quando ci sfugge. Non c’è, forse, ricerca più vera né scoperta più appagante né perdita più grave di quelle per soggetto avente l’amore.

FINE.

............Andrea Papi.