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日志


11月11日

Questa è stata una delle prime fiabe:

 

La fantasia rende grandi.

Tanto tempo fa,prima che gli alberi iniziassero a dare i loro frutti,prima che la neve si potesse sciogliere,prima che le nuvole potessero oscurare il cielo,il mondo era molto diverso.

Sulla terra era sempre natale. I tetti a punta del paesino dove abitavano i nostri protagonisti erano sempre ricoperti di neve e i camini alitavano costantemente contro il cielo limpido,pareva volessero riuscire ad appannarlo. Questo villaggio sorgeva in una vallata,circondato da colline dolci,simili a onde,anch’esse ricoperte di neve,i bambini giocavano a scivolare con piccole slitte giù per la pendici dei colli,arrivando dalla vetta fino dentro al paese.

 

-Non fate l’errore di immaginare gli abitanti del pianeta quali uomini. A quei tempi le cose erano molto diverse, non esisteva “uomo”sulla faccia della terra,diciamo che i nostri amici erano più simili a folletti,molto piccoli,più o meno quanto un dito,con orecchie temperate quasi fossero matite,anche il cappello a punta,similmente le scarpe. Tutto era molto più piccolo allora.-

 

Nella casa ai margini del villaggio,quella con il pozzo nel cortile e una sonora melodia che riempie l’atmosfera,vi abitava la piccola Sara. Tutti i giorni Sara percorreva il paesino da un capo all’altro per andare a svegliare il suo compagno di giochi, passando davanti al fornaio,dove quell’odore di pane fresco e paste appena sfornate la faceva indugiare ogni volta davanti alla vetrina, Jimmi.

Ogni mattina entrava sulla punta di piedi,cercando di fare meno rumore possibile,nella camera da letto dell’amico,con una palla di neve in mano pronta per essere scagliata alla massima velocità contro il volto assonnato del dormiente, e matematicamente ogni mattina Jimmi,da buon stratega,si svegliava in anticipo e riempiva della gelida acqua che sotto casa sgorgava da un piccola fenditura nella roccia,il suo bicchiere rosso che teneva sul comodino. Così ogni singola mattina i due si tiravano a vicenda la palla di neve e il bicchiere d’acqua in faccia,rimanendo per quei dieci minuti buoni immobili come tronchi d’albero,tutti intorpiditi dal freddo.

Un giorno come un altro Jimmi e Sara dopo essersi asciugati e riscaldati davanti al camino,scordato lo scherzo mattutino,uscirono di casa in cerca di nuove avventure e luoghi misteriosi pronti per essere scoperti da intrepidi esploratori quali erano. Ormai conoscevano a memoria ogni singolo anfratto della vallata,ma con un pizzico di fantasia riuscivano a trasformare il solito grande abete al centro del parco,nell’albero maestro della temibile nave pirata guidata dal capitano Josch. Giocavano spesso ai pirati,anche se non avevano mai visto in vita loro il mare,tanto meno un veliero. Nella parte del mondo dove abitavano non esisteva né lago né oceano. Solo qualche vecchio viandante venuto da lontano portava storie e panorami sconosciuti riposando nella locanda del villaggio,prima di ripartire per un altro viaggio. Sulle poche parole narrate dalla bocca del viaggiatore Sara costruiva un mondo infinito di magia e misteri,di volti mai visti e voci mai sentite,un mondo dove nel pomeriggio portava Jimmi a giocare. Jimmi d’altro canto riempiva di domande lo straniero,chiedendo quali tipi di alberi avesse visto,cos’erano i pesci,quali usanze ricorrevano in altri paesi,che cos’era la frutta e come si faceva ad estrarre il succo da una pesca.

“Ma dicevo”:un giorno come un altro i quei due piccoli esserini,arrivati al centro del parco,decisero di costruire una montagna,una montagna come quelle che avevano sentito tante volte nelle storie,dove un intrepido esploratore con mille sforzi e fatiche arriva finalmente alla vetta e conquista la gloria. Così impugnati palette olio di gomito iniziarono a ammucchiare neve su neve.

La montagna iniziò da principio a essere niente di più di un dosso,poi una collinetta,poi una valle,un monte,una montagna e sempre più su fino che la vetta non sovrastò tutto il paesaggio. Dalla cima si riusciva a vedere persino il mare in lontananza,o almeno pensarono che lo fosse. Si vedevano gli alberi in fiore,le albicocche mature e abitanti di paesi lontani,riuscirono a vedere tutti i soggetti delle storie a loro narrate. Questa volta avevano superato loro stessi,erano veramente soddisfatti.

Ormai si era fatto buio e i due si incamminarono per tornare a casa. Con un sorriso stampato in bocca iniziarono a scendere per il pendio,con l’intenzione di tornare sulla vetta il mattino seguente.

Così fu. Il mattino seguente,Sara e Jimmi si scordarono persino di tirarsi la solita palla di neve e il solito bicchiere d’acqua gelida,corsero senza perder tempo alla loro montagna per riammirare le strane figure che si scorgevano in lontananza. Arrivati al vertice del monte gli balzò all’occhio subito un particolare. Non si vedeva più il mare. Sconsolati i due si misero a pensare a ogni ipotesi più azzardata per potersi spiegare l’accaduto:”forse il mare si muove ogni giorno,e ogni giorno cambia di posizione”;”o magari il mare è in grado di mimetizzarsi con l’ambiente che lo circonda”;”forse il mare lo si può vedere una volta sola”…

Poi sulla tarda mattinata,quando il sole piove a picco sulla testa,Jimmi si accorse di un fatto strano:piano piano la neve posta sulla cima della montagna scompariva. O meglio,non scompariva,ma si tramutava in acqua e scendeva a valle,tornando neve circa a metà della montagna.

Non era il mare che era scomparso,ma semplicemente la montagna che si era abbassata,restringendo ,così,il loro orizzonte.

Entrambi quella notte non chiusero occhio.

Com’era possibile una cosa del genere. La neve non si era mai squagliata prima d’ora,non senza l’aiuto di un fuoco.

Il mattino seguente,tornati sulla montagna.,iniziarono a cercare se li vicino fosse stato acceso un fuoco da qualche viandante. Non trovarono niente,e non solo:la neve non si scioglieva più.

Fecero ogni tipo di ricerca. Analizzarono,persino,la cima della montagna,cercando di capire se si fosse tramutata in un vulcano. Poi a mezzogiorno si accorsero che la neve aveva ripreso a sciogliersi. A quel punto non sapevano più cosa pensare,si stesero a terra esausti cercando di capire lo strano fenomeno. Stettero sdraiati circa mezz’ora a pensare,finché non si accorsero di una cosa:sentivano caldo. Intorno a loro non cera nessun tipo di fumo,a indicare che non era stato acceso nessun fuoco. Così alzarono gli occhi al cielo e lo videro lì,come sempre. Il sole. La risposta era il sole. Capirono che quella sfera gialla riscaldava e quindi poteva sciogliere la neve. Capirono che ciò non era mai successo perché erano troppo lontani dal sole per poter ricevere il suo calore.

Tornati al paese raccontarono la particolare vicenda a tutto il villaggio, e il giorno dopo tutti gli abitanti si ritrovarono sulla cima della montagna di neve per cogliere un po’ di quel calore che ci regala il sole.

La sera stessa il comitato cittadino,composto da tutti gli abitanti del paese,si ritrovò in gran convegno per trovare un qualche modo di poter  beneficiare del calore solare e poterlo sfruttare.

Vennero fuori le idee più ingegnose:qualcuno pensava di poter innalzare il villaggio con alte palafitte in modo da essere più vicini al sole. Una delle idee più geniali venne a Jimmi:intendeva riscaldare il villaggio sfruttando la proprietà delle lenti,e instaurando un fitto giochi di specchi che garantisse alla luce solare di arrivare fino agli angoli più scuri del villaggio.

In realtà però il problema fu risolto dalla piccola Sara.

La mattina dopo il congresso,durante i preparativi di costruzione delle lenti,a Sara venne una brillante idea,un’idea che a nessun scienziato né filosofo o astronomo sarebbe venuta in mente,un’idea che soltanto un bambino poteva trovare:

Quella mattina,finita la colazione,prese la cannuccia con la quale aveva risucchiato fino all’ultima goccia del suo latte,uscì di casa e arrivò fino al centro del paese. Allora ficcò la sua cannuccia nella neve e iniziò a soffiare al suo interno con tutta la forza che aveva. Soffiò con tutto il fiato che aveva nei polmoni e piano piano le case iniziarono a distanziarsi e le strade ad allargarsi,il mondo iniziò a gonfiarsi sempre di più,di più e di più,fino a che non divenne come lo possiamo guardare ora.

Tutti gli abitanti rimasero strabiliati e increduli per quello che era successo.

La fantasia della piccola Sara riscaldò il paesino nella valle,fece crescere molti alberi,che fiorirono,e la neve sciolta formò il lago con l’acqua più limpida che si fosse mai vista.

 

-La fantasia non e come la scienza. Magari non può risolvere teoremi matematici o fenomeni fisici,ma può riscaldare il nostro e il cuore di tanta altra gente. Non perderla mai,tienila sempre vicina.-

  Andri.

 

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