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日志


12月22日

Il sogno è l'infinita ombra del vero. G.Pascoli

Le ombre di luce.

 

Peter Pan: “Ho perduto la mia ombra!”

 

Che sciocchezza! L’ombra non è una cosa che ci appartiene, lo sanno tutti, o almeno dovrebbero. Anzi a dire il vero l’ombra non ha nessun legame con noi.

Oh non state a sentire quel che raccontano scienziati e fisici sull’interpolazione di un oggetto fra la sorgente luminosa e una superficie, gli unici che sanno raccontare, raccontare veramente, sono i cantastorie ed una volta uno di loro mi narrò la storia delle ombre.

 

Un tempo la terra non conosceva il calore del sole, origine della nostra vita, e non vi erano colori se non quelli del buio, eppure le ombre esistevano già. Sono state forse i primi abitanti della terra e fluttuavano su ogni superficie come l’aria ci scorre sulla pelle quando tira vento.

E’ una popolazione dall’aspetto simile all’acqua: si adagia all’area che la ospita prendendone la forma, ma diversamente da essa ha un corpo asciutto ed è capace di muoversi di sua spontanea volontà, sia in salita che in discesa, senza però poter mai staccarsi da terra, incollata alle superfici come un serpente. Al contrario di quel che tutti pensano la nostra ombra non è mai la stessa. Capaci di ogni cosa, le ombre amano viaggiare, spostarsi da sagoma a sagoma, come nomadi archeologi esplorare nuove superfici, entrare in contatto con forme sconosciute e studiare i particolari delle cose fino a che non le hanno conosciute tutte, e, credetemi, non ci impiegano molto. Si, perché le ombre sono velocissime, si muovono con celerità “bagliante” ed hanno una vita molto più lunga della nostra, riescono quindi a scoprire il mondo in tutti i suoi meandri in non più di cento anni ( si intendono anni solari, cosa che non avrebbe senso nel linguaggio delle ombre, almeno non prima della venuta della luce solare causa della loro prigionia, ma per noi è più semplice considerare il tempo come la nostra stella lo scandisce ). Così una volta accarezzati tutti gli spigoli del mondo le ombre sognano il cielo, desiderando volare e poter così raggiungere l’infinito spazio buio dell’universo vagando libere per l’illimitata prateria costellata di innumerevole materia.

Quelli che per noi sono stati tempi bui per loro erano l’apice della libertà. Infatti, catastrofe maggiore dell’arrivo della stella Sole non c’è nella storia delle ombre.  Molto tempo fa quell’ enorme sfera, intorno alla quale la terra gira, era cupa, fino a che ad un certo punto si accese ed inondò il “nostro” pianeta di un’ombra strana, cattiva, forte e bianca: la luce. Quest’ ombra d’indole prepotente approdata sul globo terrestre si mise ad esplorarlo conquistando tutto ciò che illuminava e scacciando ciò che gli impediva di abbagliare. Infatti, come due liquidi o due oggetti non possono stare in uno stesso luogo, così due ombre. Le ombre luminose ( che d’ora in poi chiameremo “luce” ) costrinsero le terrestri ombre buie a rifugiarsi negli angoli più profondi del mondo, negli interstizi più nascosti, obbligandole a scappare. Le ombre infatti non potevano competere con la forza della luce, capace di volare, di muoversi più velocemente e portatrice di un potere prima sconosciuto: il calore. Furono anni terribili per le ombre private dell’oscurità e quindi della libertà. Stettero nelle tenebrose viscere del pianeta per molto tempo, tutte ammassate le une sulle altre come fossero tanti oggetti dimenticati in una vecchia cantina polverosa, senza poter dar sfogo alle loro ambizioni ai loro bisogni, prigioniere del loro stesso pianeta...illuminato. Potevano affiorare dagli antri profondi solo in alcuni momenti: la luce si spostava in massa e vagando per le terre passava su di esse velocemente, abbandonandole dopo il suo transito, ma tornandovi sopra a distanza di poco tempo: percorreva lo stesso percorso ogni giorno. In quei brevi momenti in cui la luce si trasferiva da una zona all’altra del pianeta lasciandone una metà buia, le ombre riuscivano a rivedere il loro paesaggio natio.

Gli anni passarono sul pianeta e con l’arrivo della luce la vita si sviluppò sulla terra e iniziarono a nascere nuove bizzarre forme dai vivi contorni, alcune di queste capaci di muoversi.

Le ombre, non resistendo alla curiosità, loro prima caratteristica, riemersero dalle cavità più scure sfidando il giorno ed arrivate sul guscio terreste si accorsero di una cosa: la luce era una popolazione pusillanime: non che avesse paura di alcuno, la codardia stava nel fatto che ogni raggio luminoso non aveva il coraggio di staccarsi dalla sua fonte di origine, il sole, e temeva di andare in luoghi da dove non si potesse vedere la grande stella, non voltavano mai un angolo, praticamente potevano avanzare solo dritti camminando lungo una linea retta.

A quel punto le ombre videro una speranza per la loro libertà, poiché anche se la luce era più forte e più veloce, era vincolata dalla sua paura che non le permetteva di muoversi liberamente.

Ogni vita vedendosi in pericolo sfodera le sue migliori risorse, e le ombre, vistesi portar via la libertà, si ingegnarono per poter riprendere a vivere in superficie e continuare a conoscere. Così pur di poter incontrare le nuove forme nate sulla terra si accontentarono di vivere la dove la luce non aveva coraggio di arrivare, in tutti i posti coperti dal sole.

Perciò le vediamo dietro gli oggetti, seguirci ovunque o sotto tutto ciò che è illuminato. L’ombra che ci accompagna tentando di correre dietro i nostri talloni non è dunque nostra e non è sempre la stessa. Noi aiutiamo le ombre a muoversi, siamo per loro come degli autobus, e grazie a noi esse si spostano da una zona non illuminata ad un'altra, e pur di non entrare in contatto con la luce imitano alla perfezione i nostri movimenti come fossero di noi le marionette. Ciò che noi chiamiamo ombra in realtà può contenere un’intera famiglia di ombre in viaggio alla ricerca di nuovi profili.

Le cose si complicarono un poco per le ombre quando l’uomo scoprì il fuoco e successivamente quando Edison scoprì e si inventò la lampadina. Le ombre furono sempre meno libere anche la notte, unico momento in cui la luce, pur di non lasciare il sole, segue il moto terrestre lasciando alle nere lenzuola metà della sfera. La luce artificiale però è solo una blanda imitazione di quella solare, un lontano parente di quel ombra luminosa che invase il mondo: assai meno potente e pericolosa, permette alle ombre una maggiore mobilità, consentendo così la formazione di doppie ombre e di sfumature.

In ogni caso anche se è una copia, come la nostra immagine riflessa in uno specchio, un opaco rifacimento del baleno solare, la luce elettrica è comunque un’ombra, e dunque sottrae spazio alle altre ombre meno abbaglianti di lei.

Le nere vele della notte hanno sempre meno spazio per vivere poiché noi figli di Apollo, simili ai raggi solari che temono l’ignoto buio, censuriamo sempre più l’oscurità, eclissandola sotto costellazioni di leggende e superstizioni che le attribuiscono un alone tenebroso. Superstizioni che impregnano di significati acerbi, vocaboli come: “tenebroso”: non vedo perché le tenebre debbano incutere spavento. La nostra insicura paura del buio e di ciò che l’oscurità cela sotto il suo manto riservato, ci ha portato a frammentare la notte con mille lumi confortevoli che placano la nostra fantasia, azzittendo mostruosi rumori e cancellando tremende sagome che vediamo là dove non si vede nulla. Le buie ombre subiscono un’accecante cattiva fama, tanto che sono la prima paura di ogni bambino, tremolante sotto le proprie coperte, loro che tra le ombre sono le più docili e che al crepuscolo ci cullano dall’origine dei tempi, accarezzandoci per farci prender sonno. Sembra una sciocchezza, ma senza le loro coccole ci è difficile addormentarci: la luce non sa ninnarci come l’ombra di Morfeo. Pur se noi allontaniamo le ombre buie scacciandole con brillanti sortilegi, offendendo la loro buona indole, loro, premurose, non si separano mai da noi, Siamo sempre in compagnia di un’ombra, lo stesso non si può dire della nostra amata luce che proteggiamo e adoriamo.

 

Questa è la storia che mi narrarono sulle ombre. Da qui iniziò la convivenza tra uomo e ombra, è questa la natura del buio, regno delle parvenze. Almeno così mi raccontò quel cantastorie dalle pesanti occhiaie. Disse che lui, dal giorno in cui scoprì la verità sulle ombre, dormiva il giorno e la notte cercava di parlar loro, ma fino ad all’ora non vi era mai riuscito. Forse perché al buio no si vede nulla.

 

                                                                                                                                 FINE.

 

_____________________________________________________________________________________Andrea Papi.

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