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2月28日 Seconda parte
L’aviatore scioccato mi guarda come incantato, e sconcertato,tutto d’un fiato, ripensa a quel che ha visitato negli anni in cui ha viaggiato, e ricordato un paese in cui è stato, inizia a descrivermi ciò che ha guardato:
“Volando con il mio aeroplano vidi dall’alto un paesaggio assai strano, sicuro che non fosse un miraggio scesi con coraggio in quel che sembrava dell’amore il villaggio. Arrivato al centro del paese mi ritrovai alle prese con quella che sembrava una riunione e notai con eccitazione che tutti gli abitanti della città avevano l’aspetto di chi della bellezza conosce l’eternità. Ogni volto che, sia maschile o femminile, portava i lineamenti di uno sguardo giovanile, ogni gesto e ogni espressione erano della sensualità dimostrazione e ogni azione suscitava l’emozione della seduzione, oltre l’immaginazione. Rimasi oltremodo abbagliato quando capii il motivo dell’incontro che avevano convocato: tutti i paesani, della bellezza sovrani, prendendosi le mani iniziavano a danzare con movimenti strani fino a quando la notte nera sovrastava la sera e la fiamma fiera aveva consumato la cera. A quel punto ogni abitante diveniva del compagno l’amante e poiché tutti incarnavano la bellezza del diamante l’amore, se pur casuale, diveniva affascinante. In un istante tremante capì che l’amore, lì regnante era dal mio cuore distante e che ogni abitante diveniva per me insegnante.”
A questo punto interruppi l’aviatore e con tono, forse accusatore, lo rimproverai con fervore in parole di questo colore: “Caro aviatore, è vero, il tuo cuore non sente il calore del sentimento che chiamano amore perché non hai capito quale sia il sapore di quel timore né l’odore di quello splendore che danno alla vita valore. La bellezza non è dell’amor prerogativa, e la passione della carne non è della medesima emozione significativa, al contrario è la magia di questo sentimento che provoca nell’uomo un cambiamento, e rende bello agli occhi dell’amante, dell’amata ogni imperfezione per altri ripugnante, e l’atto dell’amore non è di questo sentimento promotore bensì completamento dell’unione che lega le persone nel battito del cuore.”
Mi guarda confuso il pilota e temendo di sembrare un’idiota pensa ad una tradizione a me ignota, conosciuta da lui in una civiltà remota e così come se fossi di lui il copilota verso un altro racconto prendemmo quota:
“Ho conosciuto”, disse l’aviatore, “un popolo strano dall’immane vigore, viveva tra i monti, dalle cime innevate, dove tutte le cose dal freddo venivan congelate e qualsiasi ruscello o trasparente stagno non si scopriva dal ghiaccio nemmeno in giugno. Questa popolazione dai principi saldi traeva la sua ricchezza dalle miniere di smeraldi che perforavano sinuose i possenti monti fino alle profondità brillanti come sul mare i tramonti. Le preziose gemme, verde bagnato, dal candor da tutti desiderato, eran però una benedizione e una croce poiché oggetto di un’invidia feroce. Tutti i paesi a loro vicini vedevan quelle pietre come deliziosi bocconcini e senza scrupoli e timori facevan di tutto per divenir degli smeraldi possessori. Così il villaggio montanaro era vittima del malanno del denaro, e la ricchezza che offrivan le miniere tramutavan le amicizie in gentilezze menzognere. Non ci fu giorno che passai in quella terra senza veder la malattia della guerra, anche il luccicore delle pietre divenne langue poiché ogni notte la neve era sporca di sangue. Quelle povere persone dormivan con il fucile di precisione tanto era il loro terrore di svegliarsi senza pressione nel cuore. In quel villaggio circondato dal candore ogni cosa era sporca di dolore e non c’era uomo o ragazzino che non avesse provato il peccato di Caino. Non c’era traccia di felicità alcuna sembrava quel posto abbandonato dalla fortuna, così per ogni accenno ad una carezza ad ogni minimo spiraglio di gentilezza quella gente si illuminava di commozione e brillava come gli smeraldi liberi dalla corruzione. Erano così estranei all’affetto che appena ne carpivano un po’cambiavan d’aspetto. I loro volti si distendevano e del peso della guerra si alleggerivano. Tanto era raro l’amore in mezzo alle lupare che quando affiorava non se lo lasciavano scappare e se pur non fosse del tutto completo per loro era un evento più che mai lieto. Capitava, infatti, tra quelle montagne che quando l’amor non eran menzogne e il giovane non potea più sopportar le voglie prendesse la giovane sua per moglie, e anche se s’eran incontrati da poco pur di imprigionar l’amore in quel loco i due si sposavano senza premure sperando che tra loro le cose divenisser mature. Non v’era nessuno stupore che una ragazza dal bianco candore andasse in moglie ad un vecchio barbone voglioso ancora di suonare il trombone. Bastava che il vecchio mostrasse il suo affetto, perché la ragazza riscaldasse il suo letto. Così l’amor era sempre lodato e non v’eran ostacoli per un uomo innamorato. Ognuno poteva contar sull’amore ed avere qualcuno che gli alleviasse il dolore. Perciò, tra i monti, in quelle terre scosse e tremanti per le molti guerre avevan da amar sia i belli che i brutti, e l’amore consolava gli strazianti lutti. Capì tra quella gente che l’amore non è un coefficiente non è il risultato di un’addizione, ma frutto di un’applicazione. Non serve essere innamorati per crearlo basta stare assieme e ricercarlo, non è dalla somma di due cuori che scaturisce, ma è dalla volontà di due persone che fiorisce. Scoprii che si può goder dell’amore anche con chi non ce l’ha nel cuore poiché chi non lo conosce lo imparerà così chi lo cerca lo troverà.”
Aggrottando le sopracciglia gli dico che questo all’amor non rassomiglia, non all’amore che andavo io cercando così per capirci gli domando:
“ma l’amore non dev’essere spontaneo? E’ possibile innamorarsi di un estraneo?”
Lui mi guarda per un istante e disse che la risposta era lampante, come se raccontandomi di quella popolazione me ne avesse già dato dimostrazione. Allora gli dissi con fermezza che dell’amor non era all’altezza.
“E vero, l’amore non è un coefficiente, ma è il volersi bene reciprocamente, non è un’espressione matematica non segue una legge schematica, ma è l’espressione dei sentimenti imprevedibile come una piuma abbandonata ai venti, non si può controllare né tanto meno comperare poiché è futile e tanto concreta che a volte distrugge, a volte completa. Come la fenice non si può imprigionare perché in una gabbia non riesce a bruciare così non si può comperare l’amore poiché non esiste finché non si dona il cuore. Essere innamorati è come stare su un dondolo, bisogna amarsi entrambi e con lo stesso angolo poiché se il peso è maggiore solo da un lato l’equilibrio si spacca e l’amore viene lacerato. È amore solo quando in due si ama quando il cavaliere ama ed è amato dalla dama, e a volte non basta neanche amarsi vicendevolmente, è necessario da entrambe le parti amarsi intensamente poiché se l’amata sentirà l’amor mancare se pur ne ha tanto non lo riuscirà a dare e il sentimento finirà con l’affievolirsi a meno che l’amor non fluirà da entrambi i versi con la stessa potenza e lo stesso flusso sorreggendo l’amore forte ed indiscusso. È vero ormai l’amore è raro e non curato, è molto che non vedo un uomo innamorato, forse si è dimenticato che la vita non può essere che dall’amore abbellita ogni emozione ed ogni sentimento chiedono dell’amore il coinvolgimento poiché non ha senso provare sensazioni se non si ha nessuno che guardi le nostre reazioni. Ma se pur l’amore è divenuto prezioso non si può creare in modo artificioso proprio perché non essendo un’espressione non si conoscono i fattori che ne permettono l’esplosione. L’amore è una magia dalle origini sconosciute che chiacchera con voci spesso taciute, è in grado di render le ali a chi lo possiede e seppellire vivo chi non lo trova quando lo chiede. È più vasto di qualsiasi cosmo quando è vissuto con entusiasmo, ma più castigante di qualsiasi prigione se vincolato da una costrizione. Perciò indurre all’amore chi non lo prova è come eleggere papa Giovanni Casanova: dalla forzatura l’amore non nascerà, ma un sentimento contrario ad esso fiorirà. L’amore non ha semi ma è capace di dare fiori supremi, non si coltiva e per quanto lo annaffi sarà come dar l’acqua per far crescere i baffi, ma come i fiori san nascere ovunque l’amore sa crescere sulle rocce più ardue e mandare radici così profonde che in un uomo da subito la gioia diffonde. È la cosa più bella che si possa sentire ma dalla beltà può anche non scaturire poiché non tutto il bello ne è all’altezza, mentre dove c’è l’amore c’è anche bellezza. Non c’è cosa che lo possa eguagliare e non c’è oggetto che a lui si possa paragonare, non servono bei doni per esprimer l’amore poiché i sentimenti sono il dono maggiore. È un sortilegio che va oltre la mente e si esprime con parole che suonan di niente poiché non c’è voce che sappia cantare quel che in una parola si dice “amare”.
L’aviatore ascoltò confuso il mio pensier che lo rese muto e capì, per quanto era cocciuto, che l’amor lui non l’aveva conosciuto poiché l’aveva inseguito nei viaggi che aveva compiuto senza saper che sempre vicino l’aveva avuto, che al suo cuor era sempre appartenuto mentre lui lo cercava in un paesaggio sconosciuto. Così mi guardò e mi ringraziò per l’aiuto dicendo che solo un viaggio non aveva compiuto quello dove l’amor aveva sempre battuto e mettendo gli occhiali sopra il naso baffuto montò sull’aereo e si congedò con un saluto.
L’aviatore compì un altro viaggio: all’interno del suo cuore. Poiché l’amore non lo si impara guardando gli altri, ma scoprendo se stessi.
_____________________________________________________Andrea Papi.
Amor non si compra, ne’ si vende, ma in premio d’amor, amor si rende. (Proverbio Italiano) Prova a ragionr sull'amore e perderai la ragione. (Proverbio Francese) 引用通告此日志的引用通告 URL 是: http://andri41085.spaces.live.com/blog/cns!FBCFE8C8F9117241!532.trak 引用此项的网络日志
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